Testo originale e traduzione in italiano.

ATTENZIONE: Non è consentita la riproduzione della traduzione per scopi anche solo vagamente commerciali.

Per tutti gli altri usi e riproduzioni, per i quali è comunque necessario citare fonte e autore, contattare l’amministratore del sito.
HALLELUJAH

Now I’ve heard there was a secret chord
That David played, and it pleased the Lord
But you don’t really care for music, do you?
It goes like this
The fourth, the fifth
The minor fall, the major lift
The baffled king composing Hallelujah

Hallelujah (x4)

Your faith was strong but you needed proof
You saw her bathing on the roof
Her beauty and the moonlight overthrew you
She tied you
To a kitchen chair
She broke your throne, and she cut your hair
And from your lips she drew the Hallelujah

Hallelujah (x4)

You say I took the name in vain
I don’t even know the name
But if I did, well really, what’s it to you?
There’s a blaze of light
In every word
It doesn’t matter which you heard
The holy or the broken Hallelujah

Hallelujah (x4)

I did my best, it wasn’t much
I couldn’t feel, so I tried to touch
I’ve told the truth, I didn’t come to fool you
And even though
It all went wrong
I’ll stand before the Lord of Song
With nothing on my tongue but Hallelujah

Hallelujah, Hallelujah…

ALLELUJA

Ho sentito di un accordo segreto
Suonato da David e gradito al Signore (1)
Ma a te della musica non importa poi molto, vero? (2)
Beh, fa così:
La quarta, la quinta
La minore scende, la maggiore sale
Il re perplesso compone l’Alleluja (3)

Alleluja (x4)

La tua fede era salda ma avevi bisogno di una prova
La vedesti fare il bagno dalla terrazza (4)
La sua bellezza e il chiaro di luna ti vinsero
Lei ti legò
Alla sedia della cucina
Ti spaccò il trono, ti rase i capelli (5)
E dalle labbra ti strappò l’Alleluja. (6)

Alleluja (x4)

Dici che ho pronunciato il Nome invano
Ma se non lo conosco nemmeno il Nome
Ma anche se fosse, a te poi cosa importa? (7)
C’è un’esplosione di luce
In ogni parola
E non importa se tu abbia sentito
La sacra o la disperata Alleluja (8)

Alleluja (x4)

Ho fatto del mio meglio, non era granché
Non provavo nulla, così ho provato a toccare (9)
Ho detto il vero, non sono venuto per prenderti in giro (10)
E anche se
è andato tutto storto
Mi ergerò davanti al Dio della Canzone
E dalle mie labbra altro non uscirà che Alleluja (11)

Alleluja…

Testo e musica: Leonard Cohen
Arrangiamenti: John Lissauer

Traduzione italiana del testo originale di Leonard Cohen: © Yuri Garrett/Leonardcohen.it 2014. Non riprodurre senza previo permesso.
NB: Moltissimi siti hanno rubato questa traduzione senza citare l’autore e/o il sito di provenienza. Si tratta di una pratica del tutto immorale. Attribuirsi sfrontatamente il lavoro di altri, magari a scopi commerciali, è deprecabile e perseguibile ai sensi di legge.

Note di traduzione:
Il testo pubblicato è quello della versione da studio. Cohen ha scritto oltre 80 strofe per questa canzone, alcune delle quali ha cantato dal vivo nel corso degli anni. Le più diffuse sono riportate in calce.
La canzone è, naturalmente, intrisa di riferimenti biblici, ma non meno importanti sono le allusioni erotiche e – in genere – i sentimenti contrastanti di ribellione e sottomissione che permeano la canzone, caratterizzata da una violenza – non solo interiore – continua.
Si noti anche il continuo ‘saliscendi’ emotivo e di fortuna dei personaggi, sottolineato anche dalla struttura musicale che sale, sale, sale fino al climax, poi d’improvviso scende per risolversi nell’Alleluja.

(1) David, secondo la Bibbia, suonò l’arpa per far guarire Saul.
(2) In molti qui hanno tradotto al femminile, supponendo che Cohen si rivolga a un’immaginaria amante. In realtà, qui Cohen si rivolge molto più probabilmente al Signore.
(3) Il re è David, che si ritrova, d’improvviso, a comporre l’Alleluja senza sapere perché e come. Ma qui David è evidentemente anche Cohen. ‘Baffled’ è una parola di difficile traduzione in questo contesto, perché significa anche confuso. Cohen potrebbe anche fare riferimento alla confusione terrena di David, che pur essendo l’eletto del Signore, si comporta in maniera empia, come vedremo nella strofa successiva.
(4) L’episodio è quello famoso di 2 Samuele 11, in cui David sale sulla terrazza della reggia e di lì vede Betsabea, moglie di Urla l’Ittita, bagnarsi.  David, in preda a manie di grandezza, la manda a prendere e giace con lei, compiendo adulterio (un crimine capitale, non solo secondo il decalogo). Eccolo il re confuso e perplesso, preda dei suoi moti umani. Dio perdonerà David per il suo peccato, ma destinerà a morte il primo figlio della coppia.
(5) E qui Betsabea d’improvviso diventa Dalila, che carpisce a Sansone il segreto e riesce infine a legarlo. Si creano così le coppi Betsabea/Dalila e David/Sansone, i cui destini sono ora intersecati. Davide/Sansone viene finalmente legato alla sedia (l’inganno biblico di Dalila) e quella stessa sedia da cucina (di cui non c’è traccia nella Bibbia; è Cohen che banalizza la scena) diventa il trono di David, diviso (spaccato) da Betsabea/Dalila che impose quale successore il suo secondo figlio, Salomone – alla cui morte il regno di Israele si dividerà. Davide e Sansone sono due uomini vinti dalla lussuria, il cui umano agire li condurrà, in maniere diverse e secondo il volere di Dio, alla rovina. Un’immagine di rara forza.
(6) ‘Drew’ in inglese significa moltissime cose, tra cui naturalmente ‘estrarre’. Tuttavia qui le labbra sono chiaramente la fonte a cui Betsabea/Dalila attinge per stillare l’Alleluja da Davide/Sansone. Tradurre con verbi più tecnici, perderebbe tutte le allusioni sessuali assolutamente presenti nel verso inglese. Qui Betsabea/Dalila è un essere ferino che si abbevera voluttuosamente dalle labbra ritrose di David.
(7) Riecheggia qui il terzo verso della prima strofa, in cui Dio in fondo non è attento alle cose umane. Se non gli interessa della musica, perché mai dovrebbe interessarsi al suo nome? Qui David/Sansone/Cohen è massimamente superbo.
(8) Gettata la maschera, David/Sansone/Cohen si rivelano per quello che sono: ricercatori della parola, ossia poeti. La forza della parole è tale da levarsi in un’Alleluja, non importa se disperata (e quindi umana, corrotta) o sacra.
(9) Subito dopo il massimo atto di superbia, Cohen torna sulla terra, e ammette i suoi limiti, peraltro con l’ironia che gli è propria. Subito dopo però cade nuovamente preda della tentazione: poiché non riusciva a provare sentimenti, impara a toccare – chi o cosa? Beh, un’idea ormai dovreste avercela…
(10) Ancora una volta, Cohen gioca con i doppi sensi. Da un lato si inchina a Dio, asserendo la sua onestà di spirito, dall’altro sembra voler corteggiare la donna, la stessa che aveva imparato a toccare al verso precedente (‘fooling around’ significa anche ‘spassarsela sessualmente'; purtroppo questa sfumatura nascosta si perde del tutto in italiano). Magnificamente, il gioco non è mai esplicito ma rimane sempre lì come un’allusione sempre negabile.
In concerto, Cohen aggiungerà spesso a questo a questo verso il nome della località in cui sta esibendosi, come ad esempio in “I didn’t come to Rome to fool you”.
(11) Ed eccoci giunti alla fine: il regno di David è diviso, Sansone è morto insieme ai filistei, Leonard è preda dei suoi desideri. – David/Sansone/Cohen compie un ultimo atto di superbia: quell’ergersi di fronte al Dio della canzone cui si è, immeritatamente, votato (riecheggia dunque il tema affrontato in Tower of Song). Eccolo il climax dei climax: da tanta carnalità sconfitta nasce l’Alleluja, in cui si sciolgono, finalmente, tutte le tensioni.

Cohen non ha mai parlato molto del significato dei versi di Hallelujah, anche se in questo passo (‘scovato’ grazie ai magnifici siti http://www.leonardcohenfiles.com e http://www.drhguy.com) sembra dare una chiave di lettura molto evidente:
«Finally there’s no conflict between things, finally everything is reconciled but not where we live. This world is full of conflicts and full of things that cannot be reconciled but there are moments when we can transcend the dualistic system and reconcile and embrace the whole mess and that’s what I mean by Hallelujah. That regardless of what the impossibility of the situation is, there is a moment when you open your mouth and you throw open your arms and you embrace the thing and you just say ‘Hallelujah! Blessed is the name.’ And you can’t reconcile it in any other way except in that position of total surrender, total affirmation.» Leonard Cohen (How The Heart Approaches What It Yearns – Interview With Leonard Cohen presented by John Mckenna. RTE Ireland, May 9 & 12, 1988)

Quel che è certo, è che come la canta lui non ci riesce nessuno…

A proposito: ecco le strofe che Cohen ha reso pubbliche nei suoi concerti. Il testo varia leggermente, di volta in volta, ma i versi che riportiamo sono un buon compendio di quanto Cohen ha cantato negli anni.

Baby, I’ve been here before.
I know this room, I’ve walked this floor.
I used to live alone before I knew you.
I’ve seen your flag on the marble arch,
But (listen) love is not some kind of victory march,
No, it’s a cold and it’s a very broken Hallelujah!

There was a time you let me know
What’s really going on below
But now you never show it to me, do you?
I remember when I moved in you,
And the holy dove she was moving too,
And every single breath that we drew was Hallelujah!

Maybe there’s a God above,
As for me, all I’ve ever seemed to learn from love
Is how to shoot at someone who outdrew you.
Yeah but it’s not a complaint that you hear tonight,
It’s not the laughter of someone who claims to have seen the light
No it’s a cold and it’s a very lonely Hallelujah.

Tesoro, sono già stato qui
Conosco questa stanza, ho calpestato questo pavimento.
Vivevo da solo prima di conoscerti. (a)
Ho visto il tuo vessillo sull’arco di marmo
Ma (ascolta) l’amore non è una specie di marcia trionfale,
No è fredda e molto disperata Alleluja.

C’era un tempo in cui mi facevi sapere (b)
Cosa succede davvero laggiù
Ma ora non me lo fai mai vedere, vero? (c)
Ricordo quando mi muovevo in te
E la sacra colomba si muoveva anch’essa
E ogni nostro singolo respiro era Alleluja (d)

Forse c’è un Dio lassù
Quanto a me, tutto ciò che sembro aver imparato dall’amore
E’ in che modo sparare a chi è stato più lesto di te. (e)
Sì, ma non è una lamentela che senti stanotte
Non è il ghigno di chi sostiene di aver visto la luce
No, è una fredda e molto solitaria Alleluja. (f)

(a) Il coheniano doc non farà fatica a scorgere qui una reminiscenza di ‘So long, Marianne’. Anche lì Leonard ricorda alla sua Marianne che, prima che lei lo portasse in casa sua, era uno spirito libero.
(b) Questa è la più erotica delle strofe di Hallelujah, e senz’altro la più esplicita. Il protagonista si lamenta della freddezza sessuale della sua compagna e ricorda i bei tempi andati.
(c) Sono stato tentato di tradurre direttamente ‘non me LA fai più vedere’. Purtroppo in italiano bisogna esplicitare il genere, ma qui Cohen gioca (molto) sporco: il senso, nemmeno troppo celato, della terzina è ‘una volta mi facevi sapere quando avevi bassi istinti, mentre ora non me la fai vedere nemmeno di lontano’.
(d) L’immagine della sacra colomba che si muove ha naturalmente fortissimi connotati erotici, come confermato dal verso successivo, in cui l’ansimare degli amanti diventa un’alleluja.
(e) il verso più criptico e certo quello più frainteso dai molti che si sono cimentati con la traduzione di Hallelujah. L’immagine è quella di due pistoleri a duello, cui Cohen paragona i rivali in amore. Il tema è quello dell’amore terreno violento, che insegna solamente a superare il rivale – in una specie di lotta biologica per accaparrarsi l’esemplare di senso opposto più pregiato.
(f) Come si conviene, Cohen non attribuisce un ‘segno’ alla sua alleluja. E’ l’alleluja solitaria di un uomo con tutte le sue complessità.

Leonard Cohen testi e traduzioni

I'm your man - la biografia di Leonard Cohen
Ti interessa la biografia di Leonard Cohen?

I’m Your Man – Vita di Leonard Cohen

di Sylvie Simmons

In Italia non tutti sanno che Hallelujah, la splendida canzone portata al successo da Jeff Buckley nel 1994, è in realtà uno dei molti capolavori di un poeta e cantautore canadese, Leonard Cohen. Agli intenditori però il nome di Cohen dice molto di più, a partire dalle tre splendide cover che gli ha dedicato Fabrizio De André: Suzanne, Nancy e Giovanna d’Arco

Guarda caso, tre donne. E che donne.

Le donne sono state il marcatempo della vita di Cohen, scandendone i momenti di euforia e quelli, ben più numerosi, di depressione. E’ proprio da questo susseguirsi di stati d’animo contrastanti, dalla continua e difficile ricerca di un equilibrio spirituale che lo avrebbe portato a viaggiare tra acido e anfetamine e a indagare nelle profondità dell’ebraismo, del buddismo e delle filosofie indiane  – ma anche a cercare la compagnia delle donne, solo per poi fuggirne – che nascono le sue poesie, proprio come i fiori dal letame di Bocca di Rosa.

L’universo poetico e musicale di Cohen è complesso e affascinante, intriso di un erotismo ora velato, amorevole e biblico, ora diretto, violento e ai limiti del pornografico, con un continuo tendere ora all’altissimo ora al carnale. Tra poesie, romanzi, canzoni e perfino disegni, Cohen – il poeta dalla voce ruvida – continua a stupire da ormai quasi sessant’anni e non accenna a smettere.

Soprattutto, non accenna a diminuire il successo delle sue canzoni, oggi ritenute tra la più importanti di sempre. Né si pensi che Hallelujah, la canzone più famosa al mondo, sia un caso isolato. Sono dozzine i successi immortali di Cohen, da Dance me to the End of Love a Anthem, da Suzanne a The Future, da Bird on the Wire a Who By Fire, fino alle recentissime Show Me the Place e Nevermind. E poi ancora: Tower of Song, I’m Your Man, First We Take Manhattan, If It Be Your Will, So Long Marianne e Hey, That’s No Way to Say Goodbye. Ogni canzone di Cohen è una sorpresa, musicale e poetica, che non finirà mai di stupirvi.

In questo suo gesto d’amore, Sylvie Simmons penetra con maestria all’interno della fucina del maestro e ne svela il processo creativo, la faticosa ricerca della parola, raccontando nel mentre una vita che non si può definire che straordinaria.

Una lettura appassionante, che vi terrà incollati alle pagine e vi farà venir voglia di comprare ogni libro e ogni canzone mai scritti da Leonard Cohen.

30 commenti
  1. Giulia Tognetti
    Giulia Tognetti says:

    Ieri ho visto un film su Cohen….e mi ha preso così profondamente che ho trascorso la mattinata a leggere
    alcuni dei suoi meravigliosi testi….
    La sua Voce così intensa e le sue interpretazioni illuminano d’immenso la nostra quotidianità….
    In questo momento sono al pianoforte con le sue note……

    Rispondi
    • Valeria
      Valeria says:

      Davvero, Giulia, è successo anche a me, ma non ho il pianoforte e poi non so suonare, ma stanotte ho letto beautiful losers ed è tutto il giorno che ascolto la sua musica, e dovrei lavorare!

      Rispondi
  2. Giorgio menicacci
    Giorgio menicacci says:

    Conoscevo Cohen superficialmente,il film documentario che ho visto(3 volte),me lo ha fatto conoscere meglio e lo sto apprezzando come musicista e mi sembra una bella persona.in questo momento sono a leggere i testi delle sue canzoni in italiano.

    Rispondi
  3. pina cappellano
    pina cappellano says:

    ho visto il film la vigilia di pasqua ed è stato per me come ricevere un prezioso regalo. La musica, le canzoni interpretate in modo sublime mi hanno aperto il cuore e, mi hanno fatto sentire più vicina a Dio.

    Rispondi
  4. loredana
    loredana says:

    felicemente sorpresa ,ho conosciuto l,esistenza staordinaria di leonard cohen.dal filn documentario
    non me lo tolgo dalla testa grazie….

    Rispondi
  5. Maurizio
    Maurizio says:

    Ciao, mi potete dire quale sia il film che citate? Si può trovare da qualche parte?
    Ieri sera ho visto The Voice su Rai2 e sono rimasto molto colpito dalla versione di Hallelujah che ha cantato il concorrente Fabio Curto, veramente bravissimo ed emozionante, uno che penso e spero farà molta strada.
    Allego il link della puntata, ne vale la pena:
    http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html?day=2015-05-06&ch=2&v=511382&vd=2015-05-06&vc=2#day=2015-05-06&ch=2&v=511382&vd=2015-05-06&vc=2

    Rispondi
  6. Luca
    Luca says:

    Belle note interpretative. Su una cosa non sono d’accordo. Nei due passi in cui dice “ma a te cosa importa” non c’è sfrontatezza superba di Davide. Al contrario. È il massimo riconoscimento della maestà di Dio. Della sua santità che coincide con l’essere misericordia totale. Il senso è questo : tu non sei un uomo, che se la può prendere; tu non ti offendi; tu non “te la segni”, come un’offesa personale… Tu sei oltre, Tu sei altro ….

    Rispondi
  7. Giorgio
    Giorgio says:

    Concordo con il commento precedente…. Il verso poi potrebbe essere rivolto anche a noi che ascoltiamo o all’amata che non capisce. Così come la sedia della cucina non e un banalizzare ma uno stratagemma efficace che lega la canzone alla quotidianità di ognuno di noi.
    Grande Cohen

    Rispondi
    • YG
      YG says:

      Grazie per il commento, Giorgio. ‘Banalizzare la scena’ significa, per l’appunto, renderla semplice, quotidiana. Anziché usare la lectio della Bibbia (in cui Sansone si addormenta sulle cosce dell’amante Dalila, che a questo punto gli fa tagliare le trecce da un altro uomo), Cohen semplifica la scena popolandola di oggetti di uso comune che riportano ‘alla quotidianità di ognuno di noi’ e concentrando tutta la vis poetica su questo straordinario personaggio che è Dalila/Betsabea. Non credo insomma che il verbo banalizzare sia stato usato in maniera impropria o anche solo difforme dall’interpretazione proposta. :)

      Rispondi
  8. Monica
    Monica says:

    Mi sono imbattuta in questa traduzione + commento (se posso: stupendo e davvero molto esaustivo!) e ho scoperto finalmente il vero significato che sta dietro una canzone che spesso viene cantata pensando magari di dire tutt’altro.
    Probabilmente canterò questa canzone a breve e sono solita (quando studio una canzone) cercare di capire il vero senso di ciò che dico, in modo da sentirla di più e magari farla sentire di più anche a chi mi ascolta.
    Vorrei quindi dire grazie per la spiegazione che mi è servita molto e che credo rileggerò molto volentieri ancora altre volte per “imprimermi dentro” il vero significato di questa opera d’arte. :)

    Rispondi
  9. Giampaolo
    Giampaolo says:

    Mi unisco ai complimenti per la traduzione ed anche per la scelta del filmato con un’interpretazione veramente emozionante: le note gravi del canto (caratteristica significativa della voce di Cohen) perfettamente distinguibili, l’accompagnamento strumentale ben calibrato che merita di essere riascoltato più volte, l’impatto vocale e scenico ideale delle coriste. Siamo lontani anni luce dalle banali rivisitazioni che non rendono giustizia all’intensità comunicativa espressa da questa composizione. Veramente utile ed istruttivo, mille grazie a voi.

    Rispondi
  10. romualdo
    romualdo says:

    ascolto e riascolto continuamente questa bellissima canzone /preghiera, sto cercando di farla interpretare dai miei ragazzi nel prossimo concerto di Natale, ma ho necessità assoluta di reperire la base. Chi può aiutarmi ? grazie per quanto farete.

    Rispondi
    • Mauro
      Mauro says:

      Ciao, ho ascoltato diverse versioni di questo bellissimo brano (che, ahimé, non posso cantare perché non parlo l’inglese) e posso segnalarti due ottime basi che trovi su youtube.
      1) HALLELUJAH Karaoke Instrumental] (Low)
      2) [KARAOKE] Hallelujah -1 Semitone-male voice- (In the style of Alexandra Burke)

      Comunque la farete, sarà stupenda! :-)

      EDIT: Abbiamo tolto i link diretti, ma basta googlare per trovare facilmente le due basi!

      Rispondi
  11. fiorella
    fiorella says:

    non conoscevo cohen.non sapevo che questa meraviglia fosse una suaa canzone.peccato che non ci sia più asclterò spesso le sue poetiche canzoni,complimenti per la traduzione!

    Rispondi
  12. Simone
    Simone says:

    sempre ascoltata incantatomi alla versione di Jeff Buckley, mi chiamava questa canzone da tempo…dovevo aspettare che se ne andasse questo grande poeta per affrontare il testo di una complessità, ricchezza e bellezza assolute, grazie a voi per la bellissima interpretazione e traduzione.

    Rispondi
  13. Marco
    Marco says:

    non lo conoscevo ma come molti incuriositi si sono accostati a questo poeta e mentre scrivo ascolto per l’ennesima volta questa voce che affascina coinvolge e viene voglia di capire i testi delle sue canzoni un grande peccato non averlo scoperto prima

    Rispondi
    • YG
      YG says:

      Non è mai troppo tardi per scoprire Leonard Cohen. Noi stiamo curando questo progetto decisamente impegnativo proprio affinché possiate apprezzare la profondità dei suoi testi. Benvenuto!

      Rispondi
  14. Vito
    Vito says:

    Io scopro sempre le cose con enorme ritardo. Sempre mi capita così. Nonostante da una vita io ami la musica, ma -in particolare e sopra ogni altra- la musica che viene dall’anima, ebbene non conoscevo affatto L.Cohen! grande persona, grande anima. Mi mancherà.

    Rispondi
  15. adolfo ivaldi
    adolfo ivaldi says:

    Incredibile, ho “scoperto” Leonard Cohen a 69 anni! Sapevo che esisteva, ma non avevo mai ascoltato una sua canzone ne letto una sua poesia o visto una sua foto. Dalla notizia della sua morte passo ore a leggere le sue biografie, i testi delle poesie/canzoni e su internet vado alla ricerca di ogni cosa che parli di lui. Compulsivamente incamero nella mia memoria notizie, immagini e, naturalmente, le poesie in musica di uno dei più grandi rappresentanti della letteratura mondiale. Hallelujah mi segue ovunque e, a volte, mi sorprendo a cantarla nel pensiero. Provo a cantarla accompagnandomi col pianoforte, ma mi interrompo al primo verso per riascoltarla un’ennesima volta in una delle ultime splendide interpretazioni di Leonard che ho condiviso sulla mia pagina di Facebook. Avevo esultato per il Nobel della letteratura attribuito a Dylan, non “conoscevo” Cohen: oggi non ho alcun dubbio, se questo era il momento di premiare i grandi poeti della musica, il Nobel spettava di “diritto” a Leonard Cohen.

    Rispondi
  16. Zudeu76
    Zudeu76 says:

    Ringrazio tutti voi per aver speso parte del vostro prezioso tempo con appassionate parole verso colui che ancora non conosco e che già so’ di appartenere cosi come egli a me…il Poeta non muore,il cantore neppure,nessun Artista in realtà perché ha il dono del Divino e quindi dell immortale….come Leonard tanti altri….angeli ora ma mascherati da poveri diavoli per portarci più su….oltre ogni nostro pensiero!!!

    Rispondi
  17. Alfia
    Alfia says:

    Ciao, io ho sempre preferito tradurre ” it’s a cold and it’s a very broken Hallelujah” con “(l’amore) è un freddo e rotto (nel senso di pronunciato male) Alleluia” (inteso come esclamazione) oppure – facendo riferimento alla classica canzone Alleluia – con “(l’amore) è una fredda e stonata Alleluia”. Ecco, il broken per me è più rotto-stonato, e non disperato. Magari viene fuori dalla bocca rotto o stonato proprio perché è disperato, come quasi tutte le volte che usiamo la parola Alleluia, però per me L.Cohen voleva dirci come viene fuori per farci capire la sua essenza, ossia quello che in realtà è e non quello che si pensa che sia

    Rispondi
  18. antonello
    antonello says:

    Grazie per avervi conosciuto, e ancora di più grazie al grandissimo poeta Leonard, ho conosciuto in ritardo anche io questo grande artista, ascolto in continuazione questa sua canzone e mi riempie di gioia e serenità!!!!io dipingo e sicuramente prima o poi farò dei quadri con Leonard all’interno!!!!!!Bravissimo!!!!!Bellissimo!!!!!

    Rispondi

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